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Sezioni della mostra
Il percorso della mostra era organizzato in 27 sezioni
dove venivano presi in esame temi e momenti specifici dell'ultimo periodo
dell'attività di Raffaello, con particolare attenzione alla produzione
della sua officina fino al sacco di Roma del 1527.
I La Stanza dell'Incendio
di Borgo e gli arazzi della Cappella Sistina
II Apostoli ed Evangelisti
III L'Antico fino al 1516
IV La stufetta del cardinale
Bibbiena
V L'Antico 1516-1518
VI L'Antico e l'Allegoria
VII La Farnesina
VIII I quadri religiosi
IX Le Logge Vaticane
X Gli arazzi con le storie
di Scipione
XI Gli incisori, gli
allievi e altri artisti a Roma dal 1516 al 1518
XII La Sala di Costantino
XIII Disegni dall’Antico
XIV Madonne, monumenti
e ritratti nell'ultimo stile di Raffaello
XV La Trasfigurazione
XVI Giulio Romano
XVII Villa Madama
XVIII L'Antico intorno
al 1520
XIX La continuità
di Raffaello
XX Cappelle e facciate
XXI Gli arazzi della
Scuola Nuova e Parmigianino
XXII Le novità
di Parmigianino
XXIII Rosso e Parmigianino
XXIV Grandi composizioni
e l'Antico
XXV Gli dei e il popolo
XXVI Arte religiosa
XXVII Lo"stile cortese"
Sezione I
La stanza dell'Incendio di Borgo e gli arazzi
della Cappella Sistina
La mostra inizia verso il 1514-1515 con disegni ed opere
grafiche che si riferiscono agli affreschi di Raffaello nella stanza dell'Incendio
e ai cartoni per il ciclo di arazzi della Cappella Sistina.
Questo periodo può essere considerato come il primo apice di uno
stile classico, completamente basato su principi compositivi e pose tipiche
della scultura monumentale antica. Questo è lo "stile imperiale"
di Raffaello.

Raffaello, Giovane che porta sulle spalle un vecchio
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione II
Apostoli ed Evangelisti
Nei cartoni degli arazzi per la Cappella Sistina Raffaello
ha creato degli splendidi nuovi tipi di Apostoli, in cui la profonda sensibilità
interiore e la forza persuasiva delle azioni sono espresse attraverso
chiari gesti energici, semplici vesti classiche e volti fortemente caratterizzati.
Raffaello ha ulteriormente sviluppato questo ideale apostolico nei suoi
dipinti ed ha fornito dei disegni con questi soggetti destinati ad essere
diffusi attraverso le stampe.

Raffaello, San Paolo
(Chatsworth, Trustees of the Chatsworth Settlement)
Sezione III
L'Antico fino al 1516
Subito dopo il suo arrivo a Roma nel 1508, Raffaello
iniziò ad interessarsi dell'arte antica.
Egli copiò sculture e bassorilievi che talvolta fece diffondere
sotto forma di incisioni.
Nei disegni per oggetti d'oreficeria e in composizioni appositamente realizzate
per la divulgazione nella grafica, Raffaello poteva dare sfogo completamente
alla propria fantasia nelle invenzioni all'antica.
Un primo apice di questa ricerca di Raffaello è costituito dal
Giudizio di Paride ancora vicino stilisticamente al grazioso affresco
della Galatea della Villa Farnesina (1511-1512).
Le Baccanti danzanti del 1516, invece, dimostrano già lo stile
antiquario sviluppato nella stanza dell'Incendio.
Le opere quasi contemporanee del fiorentino Baccio Bandinelli risentono
ancora, al contrario, di ideali quattrocenteschi.

Marcantonio Raimondi, Il giudizio di Paride
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione IV
La stufetta del cardinale Bibbiena
Con la stufetta e la loggetta del cardinal Bibbiena,
dipinte nel 1516, Raffaello si avvicinò alla pittura antica come
mai prima di allora nessun artista aveva fatto.
I piccoli riquadri delle pareti e del soffitto della stufetta non si limitano
solo ad aderire alle forme classiche, bensì sono ora permeati anche
dallo spirito e dalla vitalità delle opere antiche, e perfino il
sistema decorativo e i colori non sono più distinguibili dai modelli
antichi.

Giulio Romano, Venere e Adone
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione V
L'Antico 1516-1518
Gli artisti prendevano a modello non soltanto statue,
bassorilievi e cammei antichi, ma furono ispirati anche da testi classici
e dalle relative illustrazioni.
Raffaello si ispirò per alcuni riquadri del Quos Ego inciso da
Marcantonio a miniature del famoso Virgilio Vaticano, un codice tardoantico
illustrato conservato alla Biblioteca Vaticana; da questo modello è
tratto anche il Laocoonte di Marco Dente.
Come prototipo dell'intera impaginazione del Quos Ego Raffaello impiegò
una antica raffigurazione delle scene dell'Iliade, trasformando questa
cosiddetta "tabula iliaca" in una "tabula aeneica".
La facciata con cariatidi invece è nata in stretta connessione
con lo studio di Vitruvio compiuto da Raffaello.

Marco Dente, Laoconte
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione VI
L'Antico e l'Allegoria
Per Raffaello e i membri della sua officina e per il
senese Baldassarre Peruzzi, da tempo residente a Roma, il linguaggio antico
delle forme divenne indispensabile.
Raffaello e Peruzzi hanno effigiato allegorie e rappresentazioni religiose
in vesti interamente classiche.
In questo momento Raffaello comincia a ricostruire quadri antichi da descrizioni
di autori classici, come il Matrimonio di Alessandro e Rossane, un dipinto
di Aezione celebrato in un opuscolo di Luciano.

Raffaello, Le nozze di Alessandro e Rossana
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione VII
La Farnesina
La festosa decorazione della loggia del giardino della
Villa Farnesina con scene tratte dalla leggenda di Psiche, circondate
da festoni di fiori e frutta, venne commissionata da Agostino Chigi probabilmente
in vista del suo matrimonio con Francesca Ordeaschi, che verrà
celebrato il 28 agosto 1519.
Nella decorazione Raffaello era stato assistito da Giulio Romano, Giovanni
Francesco Penni e Giovanni da Udine.
In questi affreschi Raffaello riuscì a conferire ai monumentali
corpi classici una nuova forza e agilità e realizzò nelle
figure femminili un nuovo ideale di bellezza che fu da allora sempre determinante
nella sua opera.

Gian Giacomo Caraglio, Il Conciglio degli Dei
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione VIII
I quadri religiosi
A partire dal periodo 1515-1516 anche nei dipinti su
tavola di Raffaello di contenuto religioso la concezione scultorea del
movimento e le vesti classiche diventano elementi imprescindibili.
Attraverso la plasticità antica le figure acquisiscono al contempo
maggiore monumentalità e maggiore forza espressiva interiore.

Giulio Romano, Sacra Famiglia con San Giovannino
e una donna che porta un cesto con le colombe
(Los Angeles, The J. Paul Getty Museum)
Sezione IX
Le Logge Vaticane
Le Logge Vaticane, terminate nella primavera del 1519,
furono decorate su disegni di Raffaello che, per l'esecuzione, si fece
aiutare anche da altri artisti non appartenenti alla sua officina.
Dodici delle tredici volte delle campate sono dedicate a personaggi importanti
del Vecchio Testamento, mentre l'ultima campata contiene scene della vita
di Cristo.
Questa "Bibbia di Raffaello" è singolare per la chiara
disposizione e la leggibilità delle figure e delle immagini, pervase
da un profondo sentimento religioso.
Le rappresentazioni bibliche sono inserite in un sontuoso sistema di decorazione
all'antica.
Qui Giovanni da Udine riuscì per la prima volta ad imitare il puro
stucco bianco degli antichi.

Parmigianino, Davide e Golia
scena dalle Logge di Raffaello
(Francoforte, Leiterin der Graphischen Sammlung, Staedelsches
Kunstinstitut uns Staedtsce Galerie)
Sezione X
Gli arazzi con le storie di Scipione
Il ciclo di Scipione, che verrà completato solo
nel 1535, è costituito da arazzi con i Trionfi, che Giulio Romano
progettò all'inizio degli anni trenta, e dalle Gesta Scipionis,
che invece si basano ancora su invenzioni di Raffaello.
Le rappresentazioni delle Gesta sono tra le più suggestive immagini
di raffigurazioni di battaglie antiche in stile classico.
Le invenzioni furono probabilmente ultimate solo dopo la morte di Raffaello
dai suoi allievi Giulio Romano e Giovanni Francesco Penni.

Willem Van Leefdael, Gli eserciti di Scipione e Annibale l'uno di fronte
all'altro
(Vienna, Kunsthistorisches Museum)
Sezione XI
Gli incisori, gli allievi e altri artisti a
Roma dal 1516 al 1518
A partire dal 1516 alla piccola officina di Raffaello,
allora composta da Giulio Romano, Giovanni Francesco Penni, Giovanni da
Udine e Marcantonio Raimondi, si unirono nuovi collaboratori, tra cui
anche i famosi incisori Agostino Veneziano, Marco Dente e l'intagliatore
Ugo da Carpi.
Questi divulgarono le opere di Raffaello, collaborando contemporaneamente
pure con altri artisti.
Grazie a loro vennero diffuse anche rappresentazioni di complesso contenuto
allegorico.
Nel corso del tempo entrarono in contatto con Raffaello anche altri nuovi
artisti, come Perino del Vaga e Polidoro da Caravaggio, che si erano già
formati a Firenze prima di arrivare a Roma.
Il più grande rivale della scuola di Raffaello fu il veneziano
Sebastiano del Piombo, il quale fu aiutato da Michelangelo, allora residente
a Firenze, che gli fornì, in alcuni casi, anche dei disegni preparatori.

Michelangelo, La flagellazione
(Londra, British Museum – Departement of Prints and
Drawings)
Sezione XII
La Sala di Costantino
L'ultimo grande progetto di Raffaello in Vaticano fu
la decorazione della Sala di Costantino con scene della vita del primo
imperatore cristiano, rappresentate sotto forma di finti arazzi appesi
tra Papi troneggianti in nicchie dipinte e accompagnate da figure allegoriche.
Gli affreschi furono tuttavia dipinti solo dopo la morte di Raffaello
(1520) dai suoi allievi Giulio e Penni.
Singolare è la Battaglia di Costantino di Raffaello che costituisce
una reinterpretazione di un'antica battaglia di cavalieri: essa esercitò
un'enorme influenza sulle successive rappresentazioni di questo tema fino
al XIX secolo.
Raffaello, La Battaglia di Costantino
Parigi, Louvre (Departement des Arts Graphiques)
Sezione XIII
Disegni dall'Antico
L'interesse archeologico di Raffaello e della sua officina
è documentato in questa sezione da disegni e incisioni basati su
statue e figure antiche in bassorilievo.
Verso la fine del secondo decennio le rappresentazioni si avvicinano sempre
più ai grandi modelli dell'antichità, ai quali viene infusa
un'autentica vitalità.

Raffaello, Venere, Vulcano, Amore e cinque Putti
(Parigi, Louvre - Departement des Arts Graphiques)
Sezione XIV
Madonne, monumenti e ritratti nell'ultimo stile
di Raffaello
La ricca ritrattistica dell'epoca di Raffaello è
rappresentata qui solo da tre esempi molto diversi.
Il busto di profilo di un giovane uomo, opera di Giulio Romano, è
un esempio del lavoro all'antica, il dipinto ad olio di Penni, raffigurante
un uomo erudito sconosciuto in costume dell'epoca, rappresenta il tipo
normale del ritratto dell'alta borghesia mentre il famoso ritratto di
Pietro Aretino di Marcantonio, basato forse su un disegno di Raffaello,
mostra l'autore in guisa di un nobil uomo.
Nelle raffigurazioni della Madonna e nelle Sacre Famiglie, Raffaello utilizza
pose, pettinature e vesti antiche.
Tuttavia le figure sono pervase da un profondo sentimento religioso che
emanano e diffondono nell'intero spazio del quadro.
Lo stesso vale anche per i monumenti funebri.
Il disegno per il monumento del marchese Francesco Gonzaga costituisce
un esempio di ricerca dell'antico nelle tarde opere di Raffaello e dimostra
inoltre il suo status di geniale architetto e di innovativo scultore.

Raffaello, Madonna col bambino
(Roma, Palazzo Barberini - Galleria Nazionale e Circolo
Ufficiali)
Sezione XV
La Trasfigurazione
La Trasfigurazione, conservata alla Pinacoteca Vaticana,
è l'ultimo grande dipinto su tavola di Raffaello e costituisce
al tempo stesso il suo testamento artistico.
Egli progettò dapprima di rappresentare solo la trasfigurazione
di Cristo sul Monte Tabor, poi però, nella versione definitiva,
unì a questo tema un episodio successivo del Vangelo, cioè
la guarigione dell'indemoniato epilettico, realizzando così una
grandiosa unità spirituale e formale attraverso l'apparizione divina
che consola la disperata sofferenza umana.
Soprattutto nei disegni delle teste degli Apostoli è da notare
il modo in cui Raffaello caratterizza i personaggi singolarmente e al
tempo stesso conferisce loro un ideale aspetto classico.
Vengono qui esposte altre opere simili nella combinazione di scene in
cielo e in terra come gli studi per la Pala di Monteluce o come i cosiddetti
Cinque Santi. Entrambe le opere furono però terminate dopo la morte
di Raffaello dagli allievi Giulio e Penni.

Raffaello, Testa di Apostolo
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XVI
Giulio Romano
Il più dotato allievo di Raffaello fu Giulio Romano,
che - secondo una fonte - attendibile nacque esattamente 500 anni fa e
già da ragazzo entrò a far parte dell'officina del maestro.
Dopo il 1520 Giulio Romano portò a termine molti progetti di Raffaello,
apportandovi tuttavia delle modifiche a mano a mano che acquistava fiducia
nelle proprie doti artistiche, come ad esempio accadde con la Lapidazione
di Santo Stefano, commissionata da Gian Matteo Giberti e oggi conservata
nella chiesa di Santo Stefano a Genova.
La concezione dell'arte classica di Giulio è caratterizzata dall'interesse
per l'agire istintivo e impulsivo delle figure, alle quali egli, rispetto
a Raffaello, conferisce un aspetto esteriore più espressivo.

Giulio Romano, La lapidazione di Santo Stefano
(Città del Vaticano, Magazzino della Pinacoteca Vaticana)
Sezione XVII
Villa Madama
L'ultima grande opera architettonica di Raffaello fu
Villa Madama, realizzata per il Cardinale Giulio de' Medici, poi divenuto
Papa Clemente VII.
Il grandioso progetto di questa rievocazione di un'antica villa romana
non fu tuttavia mai terminato.
Particolarmente sontuosa è la decorazione della loggia del giardino
con scene figurate a colori, grottesche e ricchi decori a stucco.
La decorazione fu eseguita dagli allievi di Raffaello solo dopo la morte
del maestro, al quale risalgono alcune idee per determinate scene.

Giovanni da Udine, Giunone sul carro tirato da Pavoni
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XVIII
L'Antico intorno al 1520
L'interesse archeologico dell'officina di Raffaello continuò
costantemente anche dopo la morte del maestro.
Marcantonio, con la serie di incisioni con ritratti di imperatori del
1520 circa, ha per la prima volta ingrandito le raffigurazioni delle monete
romane.
Il fiorentino Baccio Bandinelli negli anni venti era il più importante
scultore classicheggiante di Roma.
Egli si distingue dagli allievi di Raffaello per il fatto che attribuisce
ai corpi delle forme più spigolose e geometriche e alle figure
dei tratti più duri.

Baccio Bandinelli, Cinque studi di teste maschili rivolte verso sinistra
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XIX
La continuità di Raffaello
La continuità delle idee di Raffaello non fu garantita
soltanto dal completamento dei suoi progetti da parte degli allievi.
Anche nelle composizioni ideate da loro stessi gli allievi ricorrono spesso
a motivi raffaelleschi.
La squadra degli incisori cercava di ottenere negli anni venti disegni
di Raffaello per poterli divulgare attraverso la grafica.
In particolare Perino del Vaga e Polidoro da Caravaggio hanno continuato
e perfezionato il chiaro e indimenticabile linguaggio dei modelli raffaelleschi
per i riquadri delle Logge sviluppando anche la tecnica presente in quei
disegni: a penna e pennello con lumeggiature di biacca.
Polidoro da Caravaggio, Paesaggio con una figura accovacciata
davanti a una veduta con rovine
(Firenze, Uffizi - Gabinetto Disegni e Stampe)
Sezione XX
Cappelle e facciate
Il pittore Polidoro da Caravaggio divenne famoso per
le numerose facciate di abitazioni decorate con rappresentazioni a finto
rilievo all'antica, che furono copiate costantemente fino al XVIII secolo.
Queste facciate continuano le rappresentazioni antichizzanti dei fregi
di Raffaello.
Polidoro ha avuto il merito di aver sviluppato lo "stile imperiale"
negli anni venti a Roma.
Non solo Polidoro ma anche altri artisti erano attivi in questo settore,
tra cui Perino del Vaga.
Questi ottenne, al tempo di Adriano VI e di Clemente VII, anche degli
incarichi per la decorazione di importanti cappelle, di cui vari disegni
preparatori sono esposti in mostra.
Polidoro da Caravaggio, Copia della decorazione della facciata di Palazzo
Gaddi
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XXI
Gli arazzi della Scuola Nuova e Parmigianino
A differenza degli arazzi di Raffaello per la Cappella
Sistina, noti come la "Scuola Vecchia", la serie di arazzi con
dodici scene della vita di Cristo, viene denominata "Scuola Nuova".
Entrambe le serie sono conservate in Vaticano.
Gli arazzi della Scuola Nuova giunsero a Roma solo nel 1531, malgrado
l'incarico risalisse ancora a Leone X.
Le invenzioni erano state fornite probabilmente dallo stesso Raffaello,
il cui disegno della Adorazione dei Pastori, oggi al Louvre, venne riutilizzato
per uno degli arazzi.
Gli allievi hanno successivamente rimaneggiato le raffigurazioni e alterato
quindi l'effetto originario.
Nel 1524 il Parmigianino si recò da Parma a Roma, dove studiò
attentamente le opere di Raffaello e dei suoi allievi.

Scuola Nuova, La presentazione di Gesù al Tempio
(Città del Vaticano, Musei Vaticani)
Sezione XXII
Le novità di Parmigianino
Parmigianino fu il primo artista in Italia ad utilizzare
e perfezionare, per la diffusione delle proprie opere, la tecnica dell'incisione
all'acquaforte.
I suoi disegni e dipinti virtuosissimi facevano grande impressione sugli
artisti della scuola di Raffaello come Polidoro da Caravaggio

Parmigianino, Madonna con il Bambino e un Angelo
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XXIII
Rosso e Parmigianino
Dopo l'elezione di Papa Clemente VII il Parmigianino
e Rosso Fiorentino si recarono nel 1524 a Roma, dove le loro opere ottennero
grandi consensi ed essi ricevettero importanti commissioni.
Al tempo stesso strinsero contatti con la scuola di Raffaello e altri
artisti e fecero diffondere le loro opere tramite le incisioni di Gian
Giacomo Caraglio.
Attraverso l'influsso dei due nuovi arrivati l'arte romana divenne sempre
più graziosa, elegante e decorativa.

Rosso Fiorentino, Giovane donna con le mani levate, seduta all'interno
di una nicchia
(Firenze, Uffizi - Gabinetto Disegni e Stampe)
Sezione XXIV
Grandi composizioni e l'Antico
Verso la metà degli anni venti vari artisti diedero
vita ad una serie di composizioni di grandi dimensioni, che si assomigliavano
straordinariamente tra loro nella simmetria dell'impianto, nella distribuzione
armonica dei gruppi di figure e nel consapevole ritorno agli affreschi
classici di Raffaello nelle Stanze.
In base a queste comuni tendenze l'anno del Giubileo, il 1525, potrebbe
essere denominato "l'anno classico".
Riproduzioni di antiche sculture e bassorilievi di Marco Dente, di Polidoro
da Caravaggio e di Marcantonio testimoniano l'incessante studio archeologico
di questo periodo.
Gian Giacomo Caraglio, Gara tra le Muse e le Pieridi
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XXV
Gli dei e il popolo
Anche gli artisti della giovane generazione rivolgevano
il loro interesse ai temi mitologici, che essi però spesso trasformavano
e adattavano alle proprie idee e ai propri sentimenti.
Rosso Fiorentino, nella serie di incisioni del Caraglio del 1526, inserisce
le singole divinità nelle nicchie in modo non più armonico.
Egli crea un rapporto di tensione dato che le divinità ora riempiono
lo spazio con movimenti complessi, minacciano di romperlo o di uscire
completamente da esso.
La classicità viene sempre più messa sottilmente in discussione
attraverso gli atteggiamenti capricciosi, i dettagli artistici e le deformazioni
quasi caricaturali.
L'interesse di Polidoro e di Maturino, nei disegni esposti in questa sezione,
risiede invece nella vita delle persone semplici che vengono riprodotte
in raffigurazioni di genere durante il lavoro quotidiano o in paesaggi
campestri.

Polidoro da Caravaggio, Studi di figure femminili
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XXVI
Arte religiosa
Al 1526-1527 risalgono alcuni importanti dipinti di soggetto
religioso tra i quali anche la tavola del Parmigianino con la cosiddetta
Visione di San Girolamo, oggi alla National Gallery di Londra.
Il movimento quasi estatico delle figure che viene sottolineato dal forte
chiaroscuro, come la plastica concezione del corpo, sono tipiche di questo
periodo.
Opere di Raffaello e della sua scuola, ma anche di Michelangelo, diedero
forti impulsi in questa direzione

Parmigianino, Testa di Gesù Bambino
(Vienna, Graphische Sammlung Albertina)
Sezione XXVII
Lo "stile cortese"
A partire dalle audaci creazioni di Michelangelo di singole
figure nella volta della Cappella Sistina, si formò attorno al
1527 uno stile elegante e decorativo, che si palesa in particolare nella
serie degli Amori degli Dei del Caraglio con le loro raffinate raffigurazioni
erotiche su disegni di Rosso Fiorentino e di Perino del Vaga.
Allo "stile imperiale" di Raffaello, nato dal suo studio dell'antico,
si contrappone questo "stile cortese" che gli artisti hanno
diffuso in Italia e in tutta Europa con la loro fuga a seguito del Sacco
di Roma.

Perino del Vaga, Vetumno e Pomona
(Londra, British Museum)
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