COLLEZIONE EGIZIA “GIUSEPPE ACERBI”

La raccolta egizia si compone di oltre 500 pezzi raccolti da Giuseppe Acerbi, illustre mantovano, dal 1826 al 1834 Console Generale d’Austria in Egitto.
La collezione è completata da appunti di viaggio dello stesso Acerbi e da altri due reperti già presenti nell’Accademia di Scienze e Belle Lettere già dalla fine del ‘700. L’allestimento punta, grazie anche a didascalie ragionate, adatte a differenti tipi di pubblico, a favorire la comprensione dei pezzi attraverso la rievocazione del contesto di provenienza.
Eterogenei i reperti raccolti dall’Acerbi, tra cui sono particolarmente degni di nota la grande testa bronzea della regina Arsinoe, gli amuleti raffiguranti animali e divinità, gli shuebte, statuette che fungevano da sostituto al defunto per i lavori da compiere nel regno dei morti, i vasi canopi di alabastro e una statua di gatto in bronzo, tra i più grandi e meglio proporzionati che si conoscano.

COLLEZIONE MESOPOTAMICA “UGO SISSA”

Il Museo Civico di Palazzo Te annovera tra le proprie collezioni una pregevole raccolta di reperti riferiti alla civiltà mesopotamica.
Tra le pochissime collezioni archeologiche provenienti dal Vicino Oriente presenti in Italia, il nucleo è costituita da circa duecentocinquanta pezzi raccolti dal mantovano Ugo Sissa tra il 1953 e il 1957 durante il suo soggiorno a Baghdad in qualità di capo architetto del Governo.
Le tipologie degli oggetti oggi esposti presso Palazzo Te consentono di conoscere alcuni aspetti caratteristici dell’affascinante cultura del Vicino Oriente antico quali la vita quotidiana, l’architettura, la scrittura e la religione.
Tra i materiali più interessanti vi sono tavolette con iscrizioni cuneiformi, un mattone con il suggello di re Nabucodonosor, amuleti e statuette votive.
Notevole è l’estensione cronologica dei reperti, databili tra il VI millennio avanti Cristo e il XIV secolo dopo Cristo.
Il percorso espositivo è ordinato secondo una suddivisione tematica dei materiali, sistemati poi per provenienza e cronologia.

COLLEZIONE GONZAGHESCA

La collezione si compone di due sezioni che raccolgono importanti testimonianze sulla monetazione e i sistemi di misura a Mantova e nel suo territorio.
La sezione numismatica è composta da duecentocinquanta monete emesse dalla zecca di Mantova e ordinate cronologicamente dal XIII al XVIII secolo; sessanta sono invece le monete prodotte dalle zecche minori (XVI-XVII secolo). Di notevole e raffinata fattura le medaglie realizzate dai più importanti medaglisti succedutisi a corte, quali Pisanello, Bartolomeo Melioli, Gian Cristoforo Romano, Sperandio Savelli.
Sono inoltre esposti coni, punzoni e sigilli a testimoniare le tecniche di coniazione di medaglie e monete nella zecca mantovana.
Una sezione è interamente dedicata al sistema di misurazione (di lunghezza e capacità) adottato dallo Stato mantovano. Sono presenti un modello per coppi, un modello per mattoni, sei campioni di misure di peso in forma di anfora, sei recipienti di misura di capacità per aridi (cereali), misure di capacità per liquidi e due misure lineari. Gli oggetti, di bronzo fuso a cera persa, decorati in modo raffinato sulle superfici esterne, furono realizzati nel 1554 da Francesco Galvagni Massaro. Accanto a questi, spicca un più antico staio di bronzo, datato 1416.

COLLEZIONE MONDADORI

Donata dalla famiglia Mondadori nel 1974 ed esposta permanentemente al piano superiore di Palazzo Te dal 1983, la collezione si compone di diciannove opere di Federico Zandomeneghi e tredici opere di Armando Spadini.
La donazione è motivata dalla volontà di destinare a pubblico godimento i dipinti raccolti con tanta passione dall’editore Arnoldo Mondadori e dalla fiducia nelle funzioni educative del museo.
Federico Zandomeneghi (1841-1917) è una figura di rilievo nel panorama della pittura italiana di fine ‘800 e di recente gli sono state dedicate importanti mostre monografiche.
Formatosi a Venezia, dopo una significativa esperienza nell’ambiente fiorentino dei macchiaioli, dal 1874 Zandomeneghi si trasferisce a Parigi, dove elabora in modo personale la lezione degli impressionisti. Notevole l’influenza che sul veneziano esercita la pittura di Degas, come appare nei dipinti “Al caffè” e “La grande danseuse”.

Di altissima qualità e originalità i pastelli esposti a Palazzo Te (“La lezione”, “Il risveglio”, “Il compito”, solo per citarne alcuni) che dimostrano la maestria tecnica di Zandomeneghi nella stesura ricca di iridescenze e riflessi luminosi. Degna di nota anche la scelta dei soggetti quotidiani, spesso femminili, e la modalità di rappresentazione che si sofferma sul gesto e sui sentimenti da esso evocati.
Gli ultimi anni sono dedicati alle nature morte, produzione anch’essa ben rappresentata nella collezione di Palazzo Te.
I dipinti di Armando Spadini (1883-1925) esposti a Palazzo Te dicono molto delle scelte del collezionista, Arnoldo Mondadori, che predilige e seleziona gli olii improntati ad una ricerca della luce en plein air e di soggetto intimo, familiare. Ne sono un esempio “Maternità”, “Bambini all’aria aperta”, “Bambina (Anna) tra i fiori” e “Il mattino”.