In attesa della riapertura del museo, vi invitiamo a scoprire i nuovi contenuti multimediali sul programma espositivo Venere divina. Armonia sulla terra, nella sezione Mnemosyne a partire dal 21 marzo 2021.

Convegno internazionale di studi
dedicato ai diversi aspetti della divinità archetipica
dall’antichità alla modernità

Nell’ambito delle manifestazioni dedicate al mito di Venere progettate da Fondazione Palazzo Te per il 2021, questo convegno, con relatori di fama internazionale, intende ragionare intorno a questa divinità archetipica, mettendone a fuoco i diversi aspetti: dalle origini classiche del mito alle sopravvivenze nella cultura, nella letteratura mitografica e poetica e nelle immagini fino al primo Seicento.

Venere, divinità legata alla fecondità naturale e dunque, come Venere Pandemos, generatrice di tutte le cose, esercita la sua influenza astrale nei mesi primaverili, come indica una delle sue case zodiacali, il toro, nel mese di aprile.

Una delle più emblematiche forme di espressione artistica si può considerare la Venere di Cnido scolpita da Prassitele, la cui nudità assume un significato eticamente positivo: Nuda stat Veritas. Venere è anche espressione dell’amore divino, la Venere Urania, figlia di Ouranos, è senza madre, priva di materia dunque, secondo la tradizione platonica e le sue sopravvivenze fino al Cinquecento.

Venere è protagonista di favole e presta le sue sembianze anche ad altre figure del mito antico, dando luogo a travestimenti e a interpretazioni complesse, che animano la letteratura e l’arte rinascimentale e barocca.

Ma Venere, madre di Cupido nella mitologia antica, è anche soggetta alla variabilità delle occasioni declinando il suo potere in termini ora naturalistici ora erotici, come nel caso dell’arazzo tessuto a Mantova su disegno di Giulio Romano, ma anche in quegli altri aspetti di Venere legati all’inganno, alla magia e alla stregoneria che troveranno espressione nella letteratura e nelle immagini fino al Cinquecento e al Seicento.

Venere è indiscutibilmente la dea della bellezza secondo il Giudizio di Paride e dunque è divenuta il modello ideale della bellezza femminile, come testimoniano le stanze delle famose Veneri, dove venivano collezionati i ritratti delle donne più belle delle corti italiane ed europee che si confrontavano con la divinità, a partire dall’esplosione del fenomeno del collezionismo alla fine del Cinquecento e nel Seicento, come testimonia, fra gli altri il “camerino delle belle” nel Palazzo ducale a Mantova.

PROGRAMMA

9.30 Introduzione
Stefano Baia Curioni – Direttore Fondazione Palazzo Te
Claudia Cieri Via – Sapienza Università di Roma

Chair: Andrea Torre

10.00 Roberto Nicolai – Sapienza Università di Roma
Gli archetipi omerici dell’immagine di Afrodite/Venere
La relazione intende proporre i principali passi dei poemi omerici e degli inni omerici in cui compare Afrodite al fine di identificare alcuni tratti di questa figura divina che resteranno costantemente presenti nella letteratura e nell’arte successiva. In particolare saranno approfondite le scene di vestizione e di seduzione e il potere mimetico della descrizione, in grado di produrre effetti sugli ascoltatori/lettori, parallelo al potere dell’opera d’arte di apparire come reale a chi la osserva.

10.30 Claudia Cieri Via – Sapienza Università di Roma
Una donzella non con uman volto/ Da’ zefiri lascivi spinta a proda”. Venere e la sopravvivenza dell’antico nell’età moderna
Il mito di Venere ha avuto un ruolo molto significativo nell’imaginario della cultura occidentale.
I dipinti di Botticelli dedicati a Venere sono diventati in tutto il mondo un’icona della bellezza femminile, dell’amore e della sensualità. L’esplosione di Botticelli e dei suoi dipinti nell’Ottocento grazie a una tendenza estetizzante della cultura e all’affermazione della pittura dei preraffaelliti, come del Decadentismo di fine secolo, ha moltiplicato gli studi in particolare sui dipinti dell’artista dedicati a Venere.
Tra gli studiosi di quel periodo Aby Warburg ha promosso un nuovo metodo di analisi storico-artistica attingendo alla cultura letteraria dell’Umanesimo fiorentino, all’antichità classica – che nel XV secolo veniva riscoperta attraverso i primi scavi archeologici – e a un interesse scientifico per le immagini, non solo da un punto di vista filologico ma quale mezzo per lo studio dei fenomeni e dei comportamenti che aveva  incominciato ad interessare filosofi, scienziati, letterati, teorici della danza e artisti, attivando una forma di interdisciplinarietà culturale mirata a “una prammatica scienza della dell’espressione artistica”.

11.00 Giuseppe Capriotti – Università di Macerata
Di Venere la face è tanto ardente”. Immagini della dea dell’amore nelle volgarizzazioni illustrate delle Metamorfosi di Ovidio
La fortuna delle Metamorfosi di Ovidio in età moderna è legata soprattutto alla circolazione di edizioni illustrate e volgarizzate del poema, le quali divengono lettura privilegiata da parte di artisti e committenti che non conoscevano il latino o che semplicemente preferivano sfogliare prestigiose edizioni decorate con stampe. Si tratta in ogni caso di traduzioni che spesso modificano o integrano il testo originale ovidiano per rispondere alle esigenze del lettore moderno e che spesso arrivano a modificare consolidate tradizioni iconografiche. In questi stravolgimenti è talora coinvolta anche la figura di Venere, che in alcuni episodi acquista un ruolo ancora maggiore rispetto a quello che aveva nel poema latino. Nella relazione verrà analizzata nel dettaglio la funzione che la dea dell’amore assume nei racconti della corsa di Ippomene e Atalanta e del matrimonio di Bacco e Arianna, indagando in particolare gli esiti iconografici di alcune riscritture. Mentre nel primo caso la traduzione corrotta introduce una variante iconografica che sembra circolare solo nei volumi illustrati, nel secondo caso invece il ruolo “potenziato” di Venere esce dalle pagine dei libri per riversarsi nella grande pittura parietale del Seicento e Settecento.

11.30 – 12.00 Pausa

Chair: Francesca Cappelletti

12.00 Philippe Morel – Université Paris I Panthéon-Sorbonne
Venere e Bacco come esaltazione della voluptas nella pittura europea tra Cinque e Seicento
Il contributo vuole mettere a fuoco il rapporto privilegiato di Bacco e Venere nell’arte europea tra Cinque e Seicento. Il confronto amoroso delle due divinità, l’interpretazione erotica del proverbio Sine Cerere et Baccho Venus friget, e la partecipazione di Venere all’universo dionisiaco con Pan, o qualche satiro anonimo, danno agli artisti l’occasione di sviluppare un’esaltazione ed esacerbazione della voluptas secondo punti di vista assai vari.

12.30 Massimiliano Simone – EPHE – Université Paris 8
La camaleontica Venere «presa al laccio». Peccatrice vs mondana; metamorfica vs allegorica
Tra tutti gli amori che vedono protagonista la dea Venere, la relazione con il dio della guerra Marte si contraddistingue, senza dubbio, per il suo carattere polisemico e per la sua ampia varietà iconografica, riflettendo spesso le istanze culturali e sociali del tempo. Dai significati morali che si nascondono dietro le prime stampe poste a corredo delle edizioni in lingua volgare delle Metamorfosi di Ovidio, fino alla trasfigurazione del rapporto adulterino tra Marte e Venere in una scena di genere, la comunicazione si propone di offrire un ventaglio diacronico di significati e immagini che ben facciano emergere le varie facce della dea dell’amore. Una Venere che può, talvolta, sovrapporsi alla figura della principessa etiope Andromeda, tratta in salvo da Perseo, o caricarsi di insolite valenze allegoriche, eletta a simbolo dell’età della giovinezza nelle trasposizioni pittoriche delle Quattro Età dell’Uomo del primo Seicento.

Pausa 13.00 – 14.30

Chair: Christina Strunck

14.30 Emilio Russo – Sapienza Università di Roma
Venere nella letteratura del Seicento
L’intervento presenterà alcune rielaborazioni della figura di Venere nella poesia di primo Seicento, sottolineando l’alternativa tra la prospettiva profana e la prospettiva sacra, sintomo di una correzione ideologica, più evidente a partire dal terzo decennio del secolo. Saranno analizzati alcuni passaggi delle opere di Giovan Battista Marino (in particolare Galeria e Adone) e di Antonio Bruni, autore di una raccolta intitolata Le Veneri, pubblicata a Roma nel 1632.

15.00 Francesca Cappelletti – Direttrice Galleria Borghese Roma
I Camerini delle Belle
La serie delle “belle” – ritratti di dame contemporanee, influenti personaggi di corte o bellezze leggendarie la cui fama si diffondeva velocemente fra i circoli dell’aristocrazia europea – caratterizza le più importanti collezioni romane nella seconda metà del Seicento.
In palazzo Pamphilj, come nelle dimore dei Colonna, degli Odescalchi e dei Chigi, intere stanze erano destinate ad allineare, quasi a catalogare le moderne “donne famose”, mogli di principi e future madri di principi e cardinali, anelli fondamentali di alleanze politiche e pedine insostituibili di complesse strategie familiari. Le origini di questa moda possono in realtà essere rintracciate in collezioni dell’inizio del secolo, come quella di Scipione Borghese, o anche più antiche; i primi esempi risalgono al Cinquecento, in un rapporto strettissimo con le “camere delle Veneri”, allestimenti in cui erano esposti i capolavori della pittura rinascimentale che ritraevano le dee e le eroine svestite delle favole antiche, in un ideale paragone fra gli antichi e i moderni trasferito nel campo della bellezza femminile e nella costruzione di un catalogo di dame, fra mito e ritratto.

15.30 Stefano L’Occaso – Direttore Palazzo Ducale Mantova
L’arazzo di Giulio Romano con ‘Venere e puttini’ dalle collezioni dei Gonzaga
L’arazzo tessuto da Nicholas Karcher su cartone di Giulio Romano è entrato nel dicembre 2020 nelle collezioni pubbliche, del Palazzo Ducale di Mantova, grazie a ​un finanziamento ministeriale e a un contributo della Fondazione Te. Esso rappresenta una scena che probabilmente, nella sua bucolica vitalità, allude all’età dell’oro che Federico II Gonzaga voleva rappresentasse il suo governo. Il soggetto, identificato in “Venere, un satiro e amorini”, deriva da un testo classico, le Εἰκόνες di Filostrato. Si desidera ripercorrere le vicende dell’arazzo, soffermandosi sul rapporto tra l’opera e il testo ecfrastico e indagandone quindi l’iconografia, con le sue fonti figurative.

16.00 – 17.00 Dibattito coordinato da Stefano Baia Curioni, Francesca Cappelletti, Claudia Cieri Via, Christina Strunck, Andrea Torre

DATE
16.04.2021

ORARI
9.30 alle 17.00

WEBINAR STREAMING
A CURA DI
Claudia Cieri Via

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CON
Stefano Baia Curioni, Direttore Fondazione Palazzo Te
Francesca Cappelletti, Direttrice Galleria Borghese Roma
Giuseppe Capriotti, Università di Macerata
Claudia Cieri Via, Sapienza Università di Roma
Stefano L’Occaso, Direttore Palazzo Ducale Mantova
Philippe Morel, Université Paris I Panthéon-Sorbonne
Roberto Nicolai, Sapienza Università di Roma
Emilio Russo, Sapienza Università di Roma
Massimiliano Simone, EPHE – Université Paris 8
Christina Strunck, University of Erlangen-Nürnberg
Andrea Torre, Scuola Normale Superiore di Pisa
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